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Marianna, mi rivolgo a te. In questo dato momento, sono le 14.27 di giovedì 24 maggio, in questo dato momento io non ti amo. Ti penso, ma ti penso lontana, sei foschia. Non mi manchi, in questo momento non mi manchi. Ma avvicinandomi a te sento un buon odore, come di agrumeto: in realtà in un agrumeto non ci sono mai stato, ma tu sai di agrumeto. Mi ci vedo a passeggiare in questo agrumento, a perdermi tra le file delle piante. Le file non permettono di vedere cosa c’è oltre, nel successivo spazio tra due file adiacenti, per questo è bello camminare negli agrumeti, perché vi è una continua scoperta. Immagino di camminare in questo agrumeto, passando veloce di fila in fila, con lo sguardo che cattura frammenti e dettagli che però scivolano via, rimpiazzati dai frammenti nuovi e appena esplosi negli occhi. Ogni stimolo è fresco, vivo, nuovo, genera un vortice che fa quasi ballare. E poi un uomo: la corsa si ferma, come lo sguardo e i pensieri: lo sto vedendo, ma non guardando, immobile, senza pensare a nient’altro oltre al fatto che lì, davanti a me, c’è un uomo. In quel momento smetti di esistere, e questo ti mette molta paura. Probabilmente scapperai dall’agrumeto, il flusso rotto da questo piccolo incidente. Arrivato in strada, penserai che la tua fuga non ha avuto senso, che quell’uomo non voleva farti del male, ma al momento quella della fuga ti sembrava l’unica soluzione ragionevole e praticabile. Ci si tornerà nell’agrumeto, tanto lui è sempre lì. E ci si può tornare davvero nell’agrumeto, ma la paura non si toglie, la paura di niente, e per questo così difficile da togliere, perché non è il fottuto agrumeto ad essere spaventoso, non è quello che si deve cambiare, la paura non sta lì in mezzo alle file, dall’agrumeto si è spostata verso di me, che adesso vedo figure umane dappertutto pronte ad insidiare le poche cose che credo mie e che nemmeno lo sono.
Marianna tu mi fai fare delle piroette, quando sto con te mi sento meno asfittico, meno oppresso, non sento il bisogno di automutilarmi, ma sono malato. Sono malato perché in te vedo l’unica mia speranza, e questo non va bene, perché nessuno dovrebbe affidarsi totalmente ad un’altra persona se le vuole davvero bene. Io ti vorrei tutta, vorrei potere passeggiare senza altri individui in giro, vorrei trascinarti con me nella mia solitudine, nella mia malattia, si vorrei farti ammalare, e questo non deve accadere. Il problema è che tu non puoi essere la mia medicina.
No ma raga ma serve davvero studiare? non è davvero meglio andare a troie tutto il giorno e fumare e farsi? scusa, se devi studiare per assicurarti un futuro migliore ma questo futuro non sai neanche se esiste, ne vale davvero la pena? cioè dai sono tutti raccomandati, questo mondo fa schifo, bisognerebbe prima cambiarlo e poi studiare. Si si troppa fatica, molto meglio usare tutte le proprie forze per scopare, molto più semplice e immediato. E poi dai non diventerai mai nessuno studiando, ci sarà sempre qualcuno che studia più di te, che ha meno vita sociale di te, che usa metodi migliori dei tuoi, che è più determinato. Cazzo a me spaventa la mediocrità, essere sconosciuto, essere uno qualunque. Merda mi vesto con mediocrità, ho dei capelli mediocri, una intelligenza poco più che mediocre, una determinazione sotto la media, non diventerò mai nessuno. Il problema è che disperdo troppo, forse questi 10 minuti servono davvero a qualcosa. Si cazzo! Pochi obiettivi, ma quelli li persegui seriamente, non ti fermi alla tappa 1/6939393! Pochi obiettivi, meno cose nel feed…. ma cazzo come conciliare tutte queste cose? Oddio non lo so… è troppo complicato
Devo pensare SERIAMENTE a cosa fare della mia vita
devo uscire da questo cazzo di paese sperduto nell’emilia e dimenticato da dio, devo conoscere il mondo, un mondo sterminato e variegato, merdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
basta mi sono rotto il cazzo
anche oggi ho sprecato del tempo
anche il tempo mi spaventa, non riesco a controllarlo
Oddio, cosa posso scrivere di interessante in dieci minuti? Niente. Potrei discutere su come le limitazioni possano creare nuove opportunità, dare un valore aggiunto a una applicazione, come in Twitter, ma risulterei noioso e prolisso. Prolisso sto cazzo ho dieci minuti, quindi ne parlerò. Perchè cazzo in dieci minuti non hai neanche il tempo di pensare a come mettere meglio una frase, a pensare che forse la virgola sarebbe stata meglio messa in una altra posizione; cazzo, non hai neanche il tempo di pensare a scrivere delle cose che ti facciano fare bella figura. Quello che scrivi proviene a getto diretto dalla tua mente, senza filtri sociologici e stilistici. A puttane la punteggiatura, l’equilibrato conseguimenti di frasi di senso compiuto. Sei libero, sei un uccello libero di volare nelle immensità della tua mente, esplorandola in un viaggio corto ma intenso.
Proprio adesso sto ascoltando casualmente freebird, pensa un po che caso. Cazzo però quei cretini che hanno fatto sto cazzo di servizio potevano cavare l’incolla in qualche modo. Cazzo che assolo! Bello! Va be tanto se uno fotte sto servizio non ha senso, quindi…. tant’è….. bello però mettere i propri pensieri in parole… uoooooo scriverò un diario.
Comunque ho deciso che andrò a correre. Domani. No dai domenica, domenica mattina è l’ideale. Cazzo a pallavolo faccio cagare perché non ho le gambe, cazzo non riesco a fare un salto decente perché i miei polpacci sono inesistenti, servirà bene a qualcosa correre (sempre su un qualcosa di morbido senno i miei poveri ginocchi/le mie povere ginocchia vanno a fanculo, a fanculo i grammatici.
E poi cazzo o dei pettorali che pesano di più della mia tibia, non è molto bello.
E poi devo fare qualcosa per aumentare la mia cultura generale, cazzo non c’è un metodo tipo matrix? Bello fare progetti che non raggiungerò mai…. ma che figlio di puttana se parto così alè… dai seriamente devo scegliere l’uni
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